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SVE – Ecco il racconto di Chiara, da settembre in Francia, a Nimes

  • Nome ▷ Chiara
  • Destinazione ▷ Marguerittes (Nimes) – Francia
  • Durata progetto ▷ 11 mesi

Chiara ha iniziato il suo  SVE il 1° settembre 2017 . Lavora presso il Centre de Formation des Apprentis (CFA) di Marguerittes, vicino a Nimes e vive a NImes, con altri volontari europei

Ecco come ci racconta le sue prime impressioni e il suo primo periodo SVE

▷ Chiara si presenta

Mi chiamo Chiara. Ho 30 anni. Vengo da Siracusa, ma ho trascorso gli ultimi dieci anni a Torino, dove ho studiato filosofia, mi sono specializzata nell’insegnamento dell’italiano L2 e ho lavorato come insegnante di italiano presso alcuni centri d’istruzione per gli adulti grazie a dei fondi europei destinati ai cittadini provenienti da Paesi Terzi: questa ha rappresentato per me l’esperienza formativa più interessante.

 

Quest’estate, poco prima di partire in vacanza in Canada, ho inviato la mia candidatura per un progetto SVE in Francia, a Nîmes sulla promozione delle lingue straniere e della mobilità europea. Non conoscevo Nîmes, neanche per sentito dire. Eppure non è poi così lontana da Torino!

IMG_7280Ricordo che da piccola la Francia mi affascinava molto e speravo di avere la possibilità “da grande” di andarci a vivere per un po’. Desiderio poi non realizzato, purtroppo! Ma non è mai troppo tardi!

E voilà, eccomi qua.

Ma perché mai mollare tutto e partire per uno SVE a 30 anni suonati?

Non ho avuto nemmeno un attimo di esitazione, sarei partita, punto e basta.

Con grande disappunto ho chiuso in un cassetto tutti i commenti negativi di chi non ha colto le ragioni di questa scelta. Nell’ordine: pazza; è inappropriato; non si addice, è un’esperienza che va bene a 20 anni, non a 30; ma perché non impieghi il tuo tempo in un modo più costruttivo…potrei continuare, ma era giusto per dare un’idea degli stimoli che ho ricevuto.

La mia ragione: sono convinta che lingue siano una chiave per il mondo. Mi sento parte di una generazione che sa guardare oltre i confini e sa anche andarci, restarci, adattarsi, imparando, seminando, per continuare a camminare, sentendosi sempre a casa.

 

IMG_7281É questa la generazione Erasmus. Ed è importante per me lanciare questo messaggio e verificare quanto esso sia vero ed attuale, ancor più che quest’anno non sono solo io a compiere 30 anni, ma è anche l’Erasmus che compie 30 anni! Non potevo perdere questa occasione, non capita mica tutti i giorni!

 

E cosi, eccomi qui, a Nîmes, città metà romana, metà andalusa.

Se ci arrivi di sera tardi – come è capitato a me – e sei fuori dal centro città, lo ammetto, fa un po’ paura. Può anche insorgere il panico se l’ultima corsa dei bus (nella migliore delle ipotesi) è alle 21.00: una vera metropoli. In preda alla disperazione, ho chiamato un taxi. È arrivato subito per fortuna, non è costato nemmeno tanto, forse proprio grazie al fatto di non essere una metropoli!

Arène NimesDestinazione: l’appartamento. Non credevo ai miei occhi, un’arena romana, mi sembrava di essere a Roma, al Colosseo. Non solo, io abito proprio di fronte a cotanta bellezza. Un colpo di fortuna come questo non lo avevo avuto mai!

 

Le sorprese non finiscono. Ad accogliermi ho trovato Léonie e Klara, rispettivamente la mia referente e la mia prima coinquilina, anche lei volontaria SVE direttamente dalla Repubblica Ceca. Ha solo 19 anni, ma ha preparato la mia accoglienza nei minimi dettagli. A mia volta, nei giorni a venire preparo con Klara l’accoglienza degli altri inquilini: Fabian, volontario SVE spagnolo, Teresa, volontaria tedesca in servizio civico e per ultima Ellie, tirocinante inglese presso una scuola elementare. Siamo tutti! Comincia l’avventura: questa casa non è un albergo, ma una babele.

 A scuola (Centre de Formation des Apprentis Nimes – Marguerittes)

A scuola il benvenuto è stato molto caloroso. Ancora oggi mi sento un po’ al centro dell’attenzione e non sempre questa sensazione mi piace. Ancor più se devo parlare in pubblico, cosa che è capitata praticamente tutti i giorni per le prime due settimane. Sono stata coinvolta in una marea di attività: supporto linguistico in inglese, atelier di cultura italiana in francese, giornate informative sui programmi di mobilità europea…A mia volta, ho lanciato alcuni input che sono stati accolti con entusiasmo. Eppure, quando parlo con gli studenti, ho sempre la sensazione che non siano molto interessati ad apprendere le lingue straniere, non ritengono siano una priorità. Perché mai – dicono – imparare l’italiano se tanto non serve a livello lavorativo!?

IMG_7278Questo pensiero mi genera un po’ di tristezza e mi invita a riflettere: non ero pronta a ricevere questa obiezione! Perciò il mio cruccio al momento è questo: come faccio a dimostrare a questi ragazzi che conoscere le lingue sia un valore aggiunto in sé, e non solo in proporzione alla loro diffusione o spendibilità nel mondo del lavoro.

Eccolo qua: ho trovato un obiettivo!